Archivio dell'autore: Giorgia Di Sabatino

La mia pavlova facile (con e senza uova)

Oggi parliamo di una ricetta che spopola sul web e che incuriosisce e spaventa allo stesso tempo: la plavlova.
Non la conoscete? Pazzi.

Una super meringa

La pavlova è proprio questo, una meringa gigante che diventa la base per una torta.
È bella, friabile , leggera e tutta bianca – non proprio bianca bianca, ma se aumentate l’esposizione nelle foto sarà bianchissima ahahahah! – e può essere farcita in tanti modi.
Io la amo con la crema e la frutta oppure con la panna montata.
La cosa bella di questo dolce è che se anche la consistenza non dovesse venire perfetta dopo la cottura – e con le meringhe può succedere – la soluzione c’è. Basta coprire tutto con la panna e non se accorgerà nessuno! 
Lo so, lo so che non dovrei suggerirvi di fare certe magagne, ma è inutile mentire.
I pasticci li facciamo tutti in cucina, io per prima!

Ricetta della pavlova

INGREDIENTI
150 g di albumi
150 g di zucchero (oppure 70 di zucchero a velo e 80 di semolato)

Iniziate montando con le fruste elettriche o in una planetaria gli albumi (circa 4) con poco zucchero a velocità media. Attenzione il peso degli albumi deve essere preciso e deve essere uguale a quello dello zucchero.
Aggiungete pian piano altro zucchero fino ad ottenere un composto lucido, bianchissimo e compatto.
Con una sac a poche o con un cucchiaio disponete la meringa su una placca da forno dandole una forma circolare e infornate in forno caldo a 120° statico e con cottura sia dall’alto che dal basso per circa 75 minuti.
Poi spegnete e aprite leggermente il forno e lasciate raffreddare completamente così la meringa.
 Estraetela dal forno e lasciatela su un ripiano senza coprirla. Resta perfetta per un paio di giorni, ma se la farcite dovete servirla nel giro di poche ore perchè perde di croccantezza.

Come la preparo io

Vi dicevo prima che mi piace molto la versione con la crema pasticcera, ma solo quando ho voglia di farla.
In alternativa uso la panna montata, tanta panna montata.
La compro fresca e aggiungo lo zucchero perchè quella da montare già pronta non mi fa impazzire anche se mantiene la consistenza più a lungo, lo ammetto.
Una volta distribuita la panna sulla pavlova nella maniera più elegante possibile aggiungo la frutta mista ben tagliata e do una spolverata di zucchero a velo.
I frutti rossi secondo me sono perfetti sulla pavlova, un po’ perché essendo acidini contrastano la dolcezza della meringa, un po’ perchè i colori bianco e rosso insieme sono meravigliosi.
Potete giocare anche con i frutti tropicali, per esempio mango, ananas, kiwi, alchechengi e papaia e poi decorare con la polpa del passion fruit.
Ci stanno molto bene anche delle foglioline di menta per dare un tocco di verde.
E se siete dei super golosoni, invece, una generosa quantità di crema di nocciole colata sulla panna e via. La gioia!

Pavlova vegana

E se non voglio usare le uova?
Ora vi svelo un segreto che si chiama aquafaba.
Non è un’acqua magica che nasce dalle sorgenti di un bosco della Norvegia con la benedizione delle Fate del nord, ma semplicemente acqua di cottura dei ceci o meglio acqua di conservazione.
Prendete i ceci cotti e conservati in vetro, scolateli e utilizzate l’acqua per fare la meringa. Non ci credete eh? Provate per credere.
Occhio che con i ceci cotti in casa non funziona. Sono sincera!

Come fare la meringa vegana

Montate con le fruste elettriche 150 g di aquafaba con 150 g di zucchero a velo e otterrete un composto soffice e compatto come quello che si fa con gli albumi.
Utilizzatelo o per fare le meringhe, o per comporre la base di una pavlova.

Monday I’m in love: Week 2

Buon lunedì.
Brutta giornata il lunedì, lo so, ma magari un po’ meno brutta se ci sono i consigli frivoli della rubrica Monday I’m in love.

È da un po’ che voglio provare i prodotti solidi per capelli di Lush e finalmente mi sono decisa.
Ho avuto una splendida esperienza con lo shampoo e il balsamo liquidi che lasciano profumi meravigliosi sui capelli, anche per molti giorni e spero che la versione solida abbia lo stesso effetto.
Ho scelto un po’ a caso le fragranze in base al mio gusto personale e spero che i prodotti siano anche adatti ai miei capelli, ma trattandosi di cose naturali male di certo non faranno.
I vantaggi di questi prodotti sono due: durano a lungo e si possono portare anche in viaggio dentro un’apposita scatolina senza rubare troppo spazio in valigia.
Come funzionano? In pratica si passano sui capelli bagnati e basta.
Lo shampoo farà subito la schiuma e quindi basterà massaggiare la cute e poi risciacquare.
Il balsamo invece va leggermente ammorbidito con acqua calda e poi passato sulla lunghezza. Sono proprio curiosa di testarli, per il momento sono innamorata del loro profumo.
A tal proposito vi dico quali sono i prodotti che ho scelto.
Lo shampoo si chiama Godiva e ha dentro burro di cacao, cupuaçu (non so cosa sia ma ha un nome divertente), karité e olio di camellia, di macadamia e di cocco, tutti ingredienti che servono a curare, idratare e lasciare i capelli più morbidi che mai…almeno così c’è scritto!
Il balsamo si chiama Jungle ed è a base di burro di cacao con polpa fresca di fichi, mandarini cinesi e frutto della passione. Se non lo mangio prima…

Qualche giorno fa mi sono imbattuta nel profilo di quell’attrice giapponese che fa parte del cast di Grey’s Anatomy – certamente potrei cercare il nome online, ma altrettanto certamente avete già capito di chi sto parlando – ebbene lei indossava questa tutona intera un po’ oversize apparentemente supercomoda e mi sono detta “Mi serve!”
È un pezzo unico, intero con la zip centrale e sul sito la trovate con o senza cappuccio, un po’ stretta sulla gamba o larga come piace a me, a maniche corte, a maniche lunghe, e in tanti tessuti diversi. Il brand è Onepiece.
Io ne vorrei una confortevole e calda da portare anche in montagna e da indossare dopo la giornata sulle piste quando rientro a casa e mi svacco sul primo divano che trovo con una cioccolata calda e chili di panna montata…il vero senso della montagna per me!
Eh si, lo so a cosa state pensando: per fare la pipì bisogna spogliarsi?
Eh mi sa di si!

Nuova ossessione a colazione.
Se fino a qualche tempo fa erano il burro di mandorle prima e il burro di arachidi poi, adesso è arrivata la tahina.
Sempre troppo sottovalutata da me questa crema di sesamo! La utilizzavo solo per preparare l’hummus, ma non l’avevo mai assaggiata da sola.
È buonissima e ancora non ci credo perchè in realtà a me il sesamo non piace nemmeno molto.
La mia colazione adesso è a base di poridge con cioccolato fuso e tahina, oppure pane integrale  o di segale tostato con tahina e marmellata di arancia housemade, regalo della mia amica Nanie.

A proposito di Nanie, oggi è lunedì e mi sento di darvi un consiglio per la settimana se non avete avuto tempo di preparare le vostre schiscette.
Ordinate il pranzo da Nanie, subito, adesso, prima delle 11 e mi ringrazierete.
Definire Nanie un delivery è riduttivo perchè Nanie cucina per te esattamente come se fossi a casa sua o nel suo ristorante.
La cosa bella di Nanie è che i piatti sono tutti bilanciati e buoni come te li immagini e come te li aspetti vedendoli in foto. Anzi, sono più buoni e pure più belli.
Il pane è fatto molto spesso in casa così come i dolcetti a sorpresa con farine di mulino, le verdure sono prese dall’orto, i formaggi e la carne dal fattore e il pesce è fresco ogni giorno.
Vi assicuro che tutto questo fa la differenza e si sente.
Gli ordini arrivano confezionati con amore in deliziose scatole di carta riciclabile e no, non sono tutti spiaccicati in un contenitore di alluminio con le verdure che si mescolano alle salse e a tutto il resto in una scena splatter che già al primo sguardo t’è passata la fame.
Poi Nanie ti porta anche un dolcetto a sorpresa, un sacchetto con il pane e sulla busta c’è scritto il tuo nome a mano, scritto bene, scritto con cura. C’è amore in tutto quello che fa Nanie e lo scoprirete al primo assaggio.
Non so come spiegare, dovete davvero provare questa esperienza per capire.
Io ho avuto la fortuna di collaborare con Nanie e so bene quanto lavoro c’è dietro questa piccola cucina gestita da una donna forte e gentile che ha scelto di realizzare un sogno.
Nanie ha solo un problema: consegna a Milano e io invece lo vorrei in tutta Italia perchè tutti abbiamo un po’ bisogno di Nanie.
Milanesi vi invidio un po’ perché voi oggi potete davvero dare una svolta al vostro lunedì.
Io vi consiglio il Megahummus, il mio piatto preferito.

Al prossimo lunedì con altri consigli frivoli per svoltare la settimana.
Dai che passa in fretta!

Il ragionevole potere del riordino: Lettera aperta a Marie Kondo

Giuro che ho provato a leggere Il Magico potere del riordino di Marie Kondo, ho comprato il suo libro e volevo addirittura anche l’edizione a fumetti per comprendere meglio ogni cosa.
Ho dato una possibilità pure alla serie su Netflix, anche se davvero non meritava un minuto della mia attenzione, ma ok, l’ho guardata e ho amato questa deliziosa donna minuta e gentile che sorride ai maglioni vecchi, alle cucine sporche e alla gente disordinata. Quanta pazienza hai Marie. Quante botte darei io a certe persone.
Marie ti voglio bene, ma no, non ce la posso fare Marie. Perdonami.
È tutto troppo complicato per me e ti spiego perchè.

Il tempo
Io non ho tempo Marie. 
Non posso permettermi di dedicare una giornata intera alla remise en forme della mia casa, che poi secondo me non basterebbero due settimane nel mio caso.
Già solo svuotare il mio armadio – ok due armadi – e la scarpiera – ok fai tre scarpiere – richiederebbe una mezza giornata, ma poi io al solo pensiero di ritrovarmi tutto sul letto mi sento male.
Il letto è sacro e io non ci butto sopra tutti i vestiti che sono nell’armadio, alcuni sa solo Dio da quanto tempo.
Facciamo che butto tutto a terra, ma poi dovrò lavare ogni cosa perchè questo “ammucchiamento” di roba (passatemi il termine perchè rende ) mi da già un senso di zozzo, sebbene i pavimenti di casa mia siano lucidi e splendenti.
Inoltre io sarei capace di ridare vita a cose dimenticate da anni, pensando a nuovi utilizzi, nuovi abbinamenti e qualche piccola modifica per renderle attuali. Tu mi sottovaluti Marie.
Poi ok, una volta fatto tutto questo lavoro tu mi assicuri che mai più regnerà il disordine in casa, ma Marie diciamocelo, uno patologicamente disordinato ci mette un secondo a rifare un casino della Madonna.

Gli spazi

ARMADIO – Per mettere in ordine devo sistemare una stanza alla volta da come ho capito. Ma gli spazi a casa mia sono tutti collegati. È un bel problema.
Partiamo dai vestiti perchè Marie consiglia di affrontare subito la questione armadio.
Bene, come dicevo, nel mio caso non parliamo di un armadio piccolino, discreto, essenziale, con due ante, ma di due armadi di tre metri per tre voluti fortissimamente dalla sottoscritta per non lasciare vuote le pareti grandi e desolate delle camere da letto.
Mio marito crede di condividere con me un’anta su sette dell’intero spazio a disposizione, ma sono io che gestisco la cosa in modo che lui si senta soddisfatto senza rendersi conto dell’enorme disparità. Insomma gli armadi sono miei e li gestisco io…sì, anche gli spazi comuni perchè possono sempre tornarmi utili. Quindi piego io i suoi maglioni, appendo le sue camicie e ripongo i suoi pantaloni così da non fargli mai sorgere il dubbio che hey, ma com’è che io ho una sola anta?
Ma scusate è evidente che noi donne abbiamo più possibilità di cambi, già solo il fatto che possiamo decidere tra gonne (corte, midi e lunghe, a ruota, dritte, a pieghe…), pantaloni, leggings, shorts e tute ci fa capire la differenza.
Abbiamo bisogno di più spazio, mi sembra chiaro!

LIBRERIA – 
Passiamo alla cultura, ammesso che solo i libri facciano la cultura in una casa.
– I miei jeans edizione limitata della Levi’s comprati nel 2003 quando a Milano eravamo in tre ad averli non sono forse annoverabili nella storia della moda? –
Comunque, le librerie sono due, e una delle due è mastodontica e piena di libri miei, di mio marito e pure di mio figlio, grande appassionato di Topolino, Super eroi, Macchine d’epoca e Dio solo sa quante altre cose, ma meno male che legge!
Io i libri non li presto perchè sono una maledetta figlia unica gelosa delle sue cose e perchè non voglio che vengano maltrattati da chi è meno attento di me.
Sia chiaro che non li presto né li chiedo in prestito perchè mi piace averli tutti per me. Li compro e continuo a comprarli e non mi convertirò al Kindle perchè amo la carta. Sono un caso disperato Marie, lo so.
Quindi i libri si tengono, pure quelli brutti perchè non si sa mai. Quelli bruttissimi a volte li lascio in giro per la città perché magari piaceranno a qualcuno che li trova, ma proprio devo averli lasciati a metà e devono avere una brutta copertina. Non giudicatemi!

CUCINA –  Bè ma davvero vogliamo parlare della cucina di una che cucina?
Sì perchè ci sono anche le cucine di quelle che non cucinano e sono in genere prive di sportelli, hanno solo delle piccole graziose mensole in stile nordico – magari sopra ai fornelli perchè si sa che le cose appese sui fornelli non prendono fuoco – con adorabili piantine grasse e qualche erba aromatica che servono solo a fare colore perchè qui parliamo di gente che non distingue il rosmarino dal basilico. Nella cucina di una che non cucina poi è tutto un po’ in modo  “ho trovato tutto nei mercatini in giro per il mondo e non ho un piatto uguale all’altro. Uh come sono bohémienne!”.
La cucina di una che cucina è differente. La mia lo è di sicuro. Io ho ogni genere di elettrodomestico in commercio. Ho un attrezzo per ogni cosa. Ho un taglia mela, ma anche un affetta cocomero, un utilissimo spremiagrumi a mano che spruzza anche il succo, ma perchè no anche un taglia foglie di cavolo nero – E che fai? Puoi forse vivedere senza? –
Ho la macchina per fare le ciambelline e quella per fare le palline, ho stampi da muffins, da plumcake, da madeleines, da waffles, da Babbo Natale, da uovo di Pasqua e Dio solo sa da quante altre feste comandate. La mia cucina è stata fatta su misura con millemila ante e cassetti e copre una superficie di 4 metri per 4 circa da terra a soffitto. Intorno al tavolo ci sono le sedie, ma anche un’enorme panca che è fatta sì per sedersi, ma anche per contenere teglie, pirofile, padelle e tovaglie e tovagliette di ogni forma e colore perchè possono sempre servire per scattare delle belle foto. Soprattutto io ho interi servizi di piatti: quello bello della lista nozze che si tira fuori a Natale, quello da tutti i giorni, quello carino per quando vengono gli amici e quello che va bene anche per i bambini, quello estivo e quello invernale. Oh, ma io so’ foodblogger, non ce lo dimentichiamo.

BAGNO – Ho un po’ una fissa per i profumi e quindi quelli non si toccano e stanno in un armadietto belli ordinati. Se perdono un po’ la fragranza con il tempo li utilizzo per l’ambiente.
Per i trucchi sono bravissima perchè li tengo divisi per categoria in un cassetto.
In un altro cassetto ho medicinali, salviette, beauty vuoti da riempire solo per i viaggi, creme corpo e maschere.
Gli asciugamani sono tutti riposti insieme alle lenzuola e altra biancheria in uno spazio apposito dell’armadio e il bagno di mio marito è tenuto costantemente sotto controllo perchè gli uomini hanno lo strano vizio di popolare tutto lo spazio a disposizione sul lavandino e vasca senza buttare mai le cose finite.
Dai che con i bagni me la cavo alla grande Marie!

I Ricordi

In famiglia siamo molto legati ai ricordi e ci piace conservarli.
Certo io non conservo la maglietta di Fido Dido delle medie che io marito spaccia ancora come “tanto la metto solo per dormire”.
Non conservo ogni santissimo pupazzetto che ho trovato nell’ovetto Kinder dal 1985 ad oggi.
Non conservo riviste e giornali a meno che non parlino di me, ma tanto la rassegna stampa del blog la tiene mio padre nel suo studio. Non sto scherzando!
Non conservo le cose rotte che non funzionano più solo perchè sono legate al passato e non ho paura di dire addio ai jeans che non mi stanno più o al top “Please don’t go” che se ce l’ha Ambra Angiolini ce lo devo avere pure io.
Però le foto, tutte, pure quelle degli ex non le butto.
Le lettere? Giammai.
Il vestito che ho comprato per la presentazione del libro e che ho messo una volta me lo tengo senza storie e il Barbour del liceo è tornato di moda e meno male che mia madre non me l’ha buttato!
Ci sono pezzi che non metto da anni, e quindi faccio una cosa che mi ha consigliato la mia amica Valeria di Gynepraio e che si chiama: la settimana della vergogna.
Li indosso per una settimana e vedo come vanno. Se vanno o se so che andranno li tengo se no li regalo.
Questa cosa non vale per i pezzi storici vintage della mamma, per i Levi’s di cui sopra, per alcuni pezzi che ho pagato una fortuna e per qualcosa di iconico che prima o poi tornerà…pure se non è più della mia taglia.
A proposito di taglie, durante la settimana della vergogna avete cosa faccio? Se qualcosa mi pace ma non mi sta più troppo bene cerco di farla sistemare da una sarta brava per riadattarla e in genere ne esco soddisfattissima.
Non avete idea di quanti pantaloni e gonne ho rimesso a nuovo. Provate anche voi!

Il mio ragionevole potere del riordino
Vi immaginerete ora una casa che a confronto quelle di Case da incubo sono graziosi ambienti in cui vivere in pace con se stessi.
No, la mia casa è ordinatissima e chi la conosce lo sa.
Mi piace tenere tutto in ordine e so sempre dove trovare tutto.
E credeteci, nell’immensità del mio guardaroba io faccio anche il cambio di stagione perchè non mi pace mettere insieme la roba estiva e quelle invernale.
 Una parte degli armadi è libera per ospitare scatole per vestiti e le scarpe vanno nello scantinato, anche quelle ben riposte in scatole grandi e piccole. Le scarpe “buone” che so che magari non metto, ma che metterò restano. Quelle con la suola di cartone prese perchè ne avevo bisogno per un’occasione, scomode e pure un po’ cafonal vengono proposte alle amiche bisognose.
 – Che per caso hai un paio di stivaletti pitonati rosa? Ma ovvio, eccoli! –
Il cambio di stagione è un buon modo per capire cosa tenere e cosa no e vi assicuro che ogni anno molti pezzi non superano la selezione quindi faccio dei bei sacchi e li regalo.
Chiaramente i pezzi salvati vanno lavati prima di essere riposti. Su questo non transigo.
Durante l’anno riordino spesso anche i cassetti del mio studio perchè mi piace avere tutto sotto controllo per non lavorare nel caos e carte e cartacce vanno a finire nel bidone insieme ad agende vecchie e riviste già lette – dai, le agende vecchie e le Smemo delle superiori davvero non ci servono più, facciamocene una ragione! –
In cucina, lo ammetto, regna l’ordine più che nel resto della casa. La ordino sempre e la pulisco con cura , ma d’altronde questo è il mio mestiere!

A conti fatti…
Marie io ho tentato, ma sai che ti dico? Va bene così. Sono felice così.
Ho tante cose, ma le voglio tutte.
Non so se mi trasmettono emozioni – cioè può davvero tramettere emozioni un aeroccino? – ma so che ne ho bisogno e che mi fanno vivere serenamente nel loro chiassoso ordine. E se mi stancheranno le darò via senza scrupoli, ma fino a quel momento le tengo.
Ringrazierò ogni mattina la caffettiera e ogni sera il pigiama e il piumone dell’IKEA, lo prometto.
E grazie per avermi insegnato a piegare i vestiti in modalità sushi. In effetti ora ci stanno più cose nei cassetti e posso pensare di comprarne altre.
Lo so che non era il tuo scopo, ma Marie io sono più felice così.

Monday I’m in love. Altro che buoni propositi, qui facciamo i fatti!

Monday I’m in love è una rubrica che vi piace tanto, ma che io non riesco a portare avanti con costanza settimana dopo settimana perchè sono un’inguaribile incostante.
Ma hey eccoci nel 2019, anno dei NON PROPOSITI, ma anno in cui farò certamente delle cose, non cose impossibili, non progetti mirabolanti a lungo termine, non pianificazioni assolute della mia vita.
Farò delle cose vere, reali, normali, semplici e fattibili che elencherò qui per voi, ammesso che ve ne freghi qualcosa.
Ve le scrivo in ordine sparso, partendo probabilmente dalla più importante, ma va bene così. Oggi scrivo di getto.
Ovviamente nei 10 punti a seguire non c’è questa rubrica perchè sì, ok che ci piace e che è carina, ma non posso promettervi che ci sarà ogni lunedì. Appunto.

1. Compirò 40 anni e voglio organizzare una festa
Ho sempre sognato una festa a tema anni 60, ma se sono nata nel 1979 perchè fare una festa vestita da Sandy di Grease (per la cronaca il mio film preferito di sempre).
Quindi forse dovrei pensare ad una festa anni 80, ma non potrò mettere per l’occasione la gonna di tulle dei miei sogni, anche se in effetti potrei trasformarla in chieve anni 80 un po’ alla Madonna Maria Veronica Ciccone old style.
Ci penserò. 
Unica certezza è che la festa si farà, a giugno.

2. Un viaggio a New York
Un po’ regalo per i 40 anni, un po’ regalo per la pagella di mio figlio.
Ogni anno la settimana dopo la chiusura della scuola noi facciamo un viaggio in famiglia perchè mio figlio è un gran viaggiatore e vuole visitare sempre posti nuovi.
1 elementare: Venezia.
2 elementare: Parigi
3 elementare: New York
Ci sono già stata diverse volte e ci tornerei sempre perchè insieme a Londra è la mia città preferita al mondo…o meglio tra quelle del mondo che ho visitato.
Ci vivrei? Si ovvio.
Partiremo a metà giugno credo e attendo vostri consigli su alloggi, appartamenti o alberghi ideali per la famiglia e non eccessivamente costosi.
Su Parigi lo scorso anno siete stati preziosissimi e mi avete fatti scoprire posti straordinari!

3. Sudare, faticare, soffrire
In realtà questo non è un punto del tutto nuovo perchè mi alleno da un po’ di anni, ma questo è l’anno in cui voglio farlo con più attenzione perchè voglio ottenere dei bei risultati.
Quindi walking ci sarà, sempre al mattino presto, e so che ho contagiato tanti di voi, ma ci saranno anche il pilates e il funzionale.
Bruciare sì, ma tonificare pure…e tanto!

4. Cucinare di più e meglio
Voglio comprare un libro che mi incuriosisce molto che è Simple di Ottolenghi perchè lo ha consigliato qualche giorno fa nelle stories Sofia Bronzato, una nutrizionista che seguo e che mi piace molto.
Ho trovato delle ricette di questo chef online e ho già provato delle verdure al forno. Mi incuriosiscono alcuni dei suoi abbinamenti come le melanzane con lo yogurt e il melograno e la zucca con la tahina e quindi voglio avere il suo libro, anzi i suoi libri perchè dopo Simple comprerò anche gli altri.

5. Cioccolato mon amour
Passano gli anni, ma non passa il mio amore per il cioccolato.
Lo mangio e lo mangerò per sempre, rigorosamente 75-85% fondente e se possibile anche con i semi di cacao dentro – Perugina vince su tutto, anche se non mi pagano per dirlo-
L’unico problema è restare nel limite dei 20 g quotidiani, ma anche lo sgarro ogni tanto ci sta e ho deciso che voglio concedermelo quando posso senza sensi di colpa. Diciamo una volta a settimana? Diciamolo.

6. Non miracoli, ma creme antirughe 
Non mi sono mai presa cura della mia pelle. Sono l’anti-femmina in questo.
Odio mettere la crema corpo dopo la doccia e odio mettere la crema viso mattina e sera. Faccio maschere quando me lo ricordo e non ho mai posseduto un contorno occhi. Sono un caso disperato lo so. Ecco perchè a quasi 40 anni ho le rughe.
Non ditemi “ma no, ma che dici, ma sei bellissima e giovanissima, ma dove le vedi le rughe?”
Signore mie, le vedo perchè ci sono, ma conviviamo benissimo insieme perchè sono io che le ho volute e me le sono cercate. Ora me le tengo.
Le peggiori sono quelle sul contorno labbra conseguenza di anni di tabagismo. Noi donne dalla labbra sottili, oltre a portare la croce di labbra inesistenti e intruccabili, abbiamo pure il problema delle rughe sulla bocca. Pure? Che culo.
Quindi, sono alla ricerca della crema che non farà miracoli, ma che quantomeno limiterà i danni. Una crema per il viso che si assorba bene, che idrati perchè ho la pelle secca e che non lasci una patina né di unto né di secco e allo stesso tempo faccia un effetto lifting. Un miracolo praticamente.
Poi vorrei anche un prodotto specifico per il contorno labbra che funzioni e una o anche due tre maschere notte che stiano lì fino al mattino senza fare danni su capelli puliti e cuscino e che siano la fine del mondo.
Anche in questo caso chiedo l’aiuto da casa. Lo so che avete l’asso nella manica. Uscitelo!

7. Scrivere come piace a me
Ho sempre scritto ricette, tutorial di cucina e segreti per la cucina, ma vorrei tornare a scrivere anche di me. Frivolezze, cazzate, cose mie.
Direi che sto già iniziando a farlo con questo articolo anche se la cosa mi crea un certo imbarazzo perchè le cazzate che dico nelle stories restano lì per 24 ore mentre qui restano scritte per sempre.
Però questo genere di scrittura è quasi come una terapia per me, mi fa stare bene e mi rilassa quindi voglio che sia una costante in questo anno.
Voi avete voglia di leggere i miei pensieri? lo spero perchè vi tocca.
Non prometto costanza, però!

8. Progetti belli
Credo nelle coincidenze. Lo dico sempre.
Ho capito che le cose belle spesso arrivano inaspettatamente, ma spesso bisogna andare a cercarsele.
Hai un’idea, un progetto, vuoi fare qualcosa di bello che secondo te riuscirà alla grande?
Bene, proponiti. Io l’ho sempre fatto e mi è sempre andata abbastanza bene.
A Detto Fatto sono finita perchè ho scritto per partecipare ad un provino e mi hanno presa.
Il mio libro è venuto fuori da una mia proposta all’editore. Piaciuta, accettata, libro pubblicato.
E così via. Tante cose belle che mi sono capitate sono capitate perchè le ho fatte capitare.
Ho perso un po’ di smalto negli ultimi anni, ma è tempo di rimettersi in gioco.
Voglio far capitare altre cose belle.

9. Risparmiare per spendere
Ho iniziato ieri la 52 week challenge perchè da un anno seguivo quella di Simona Melani e quando ho visto quanti soldi aveva messo da parte l’ho invidiata molto.
Cosa fare? Molto semplice.
Ogni domenica, partendo da ieri, mettete via la somma corrispondente al numero della settimana trascorsa.
Quindi la prima domenica metterete via 1 euro, la seconda due euro, la terza tre euro e così via fino alla settimana 52 in cui metterete via 52 euro e conterete i risparmi di un anno.
Potete farlo anche al contrario partendo da 52 euro la prima settimana, 51, la seconda, scendendo di un euro ogni settimana, ma io preferisco partire con solidini invece che con soldoni perchè le vacanze e i regali di Natale mi hanno lasciata in mutande.
Ne verrà fuori un bel gruzzoletto, parliamo di mille e più euro, che io spenderò per festeggiare degnamente i miei primi 40 anni a New York!

10. Io sono al primo posto
Già da qualche anno ho imparato ad allontanare dalla mia vita le persone che emanano negatività. Non sono solo le persone pessimiste, cioè anche quelle si, ma sono soprattutto le persone che non mi vogliono davvero bene, le amicizie morbose e false, le persone che mi sorridono davanti e mi danno un calcio nel sedere non appena mi volto, le persone che non hanno mai un pensiero positivo nei miei riguardi e in quelli degli altri, ma nutrono rancore verso tutti, le persone che sperano che io faccia un bel capitombolo e che non gioiscono mai con me per i miei successi.
Magari sono anche io la persona negativa di qualcuno e spero per quel qualcuno che sia riuscito ad eliminarmi dalla sua vita. Anzi, sono certa che sia capitato perchè ci sono amiche che nell’ultimo anni mi hanno volutamente ignorata e allontanata sa Dio per quale motivo e una volta accettata la cosa me ne sono fatta una ragione. A queste persone dico che ho voluto loro sinceramente bene, ma capisco le loro ragioni, ammesso che le abbiano. Mi hanno fatto male perchè perdere una persona che ami fa male, ma sono acqua passata nella mia vita perchè hanno voluto che andasse cosi e auguro loro il meglio!
Quello che voglio per me quest’anno è pensare a me e alla mia serenità.
Non voglio più preoccuparmi per quello che pensa uno e quello che pensa l’altro di me, per quello che forse ho detto o non ho detto, per come mi pongo nei confronti di qualcuno, per come possono essere recepite le mie considerazioni. Insomma voglio essere come sono, voglio essere sincera e diretta, con i miei pregi e i miei difetti senza dover rendere conto a nessuno se non a me stessa. Voglio acquisisce una maggiore autostima e non pretendo e non voglio diventare egomunita, ma non voglio più nemmeno sottovalutarmi.
Cercherò come sempre di essere una persona limpida, sincera, presente, un’amica che ascolta, un’amica che consiglia e che bacchetta se serve. Sbaglierò, ma avrò anche ragione molto spesso perchè cavoli non posso sempre avere torto io e voglio poter dire a me stessa che chi sceglie di starmi accanto è una persona fortunata. E lo dico con convinzione.
E se non ti vado bene così come sono allora Ciao ciao, è stato bello!

Brownies senza cottura

Una ricetta facilissima per preparare dei dolcetti molto simili ai brownies, ma senza burro, senza uova e soprattutto senza cottura.

Se non amate i datteri questa ricetta non fa per voi, MA se per datteri intendete quelli che trovate nella confezione ovale di polistirolo nei cesti di Natale con un finto rametto di plastica in mezzo allora date un’altra chance a questo frutto perché i datteri di cui parlo io sono quelli belli cicciottoni e carnosi anche noti come datteri di Medjoul.
Chi mi segue da molto tempo lo sa, io li amo follemente perchè sono uno snack sano e una carica di energia e soprattutto, sanno di caramello. Dovete assaggiarli!
Io li trovo al supermercato oppure dal mio fruttivendolo di fiducia.
Costano un po’ di più, ma vi giuro che ne vale la pena!

La cosa divertente di questa ricetta è che potete arricchirla come preferite.
Per esempio, io aggiungo i pistacchi sia per dare un po’ di croccantezza, sia perchè mi piace il colore verde in abbinamento con il cacao e poi perchè sono leggermente salati e smorzano un po’ la dolcezza del dattero.
Voi però potete aggiungere il cocco in scaglie, le mandorle o le nocciole e anche le gocce di cioccolato se volete proprio fare un dolcetto da leccarsi i baffi.

La ricetta dei brownies senza cottura

INGREDIENTI
10 datteri di Medjoul denocciolati
cacao amaro qb
60 gr di pistacchi sgusciati

PROCEDIMENTO
Tritate finemente con un mixer i datteri insieme a tre cucchiai di cacao amaro e la metà dei pistacchi. Se volete che sappiano molto di cioccolato aggiungete altro cacao e anche del cioccolato fondente a pezzi o in gocce sempre da tritare.
Aggiungete al composto i pistacchi interi e lavoratelo un po’ con le mani.
Stendetelo all’interno di una pirofila rettangolare rivestita con carta forno e livellatelo bene perchè sia uniforme.
Deve essere di uno spessore di circa 2 cm quindi scegliete la pirofila giusta.
Lasciate raffreddare tutti in frigorifero per un’ora e poi tagliate a losanghe o a cubotti.
Potete anche spolverizzare tutto con della farina di cocco.

 

 

Vellutata di Topinambur allo zenzero

Questa vellutata di topinambur allo zenzero è una coccola!
Io la preparo quando fa freddo, quando sono malaticcia o giù di morale e nelle serate un po’ speciali perché riscalda il cuore e l’anima.

I topinambur, se non li avete mai assaggiati, sono molto simili alle patate, ma hanno il sapore dei carciofi.
A me piacciono davvero tanto.

La ricetta di questa vellutata è super facile.
Buon appetito!

Ingedienti per la vellutata di topinambur allo zenzero

300 gr di topinambur
3 patate medie
1 scalogno
500 ml di brodo vegetale (potete farlo con il dado, ma non ditelo a nessuno!)
zenzero fresco
olio extravergine di oliva, sale e pepe

PREPARAZIONE
Pulite i topinambur raschiandoli e tagliateli a pezzetti.
Sbucciate le patate e tagliate a pezzi anche queste.
Fate imbiondire i topinambur e le patate in una pentola dai bordi alti insieme ad un po’ di olio e ad uno scalogna tagliato sottilmente.
Dopo qualche minuto aggiungete il brodo bollente coprendo le verdure a filo e lasciate cuocere finche le patate e i topinambur non diventano morbidi.
Io metto all’interno anche una radice di zenzero sbucciata e per distinguerla dal resto la puntello con uno stuzzicadenti. Dopo qualche minuto la tiro via.
Quando le verdure saranno molto morbide, aggiungete sale e pepe, lasciate raffreddare un attimo e frullate con un frullatore ad immersione.
Se volete mantecare e rendere tutto più morbido e “vellutato”, aggiungete una noce di burro o un po’ di panna fresca e frullate ancora.
Servite la vellutata calda con dello zenzero grattugiato sopra.

Vellutata di topinambur allo zenzero

Il post definitivo sulle polpette

Tutte le volte che preparo le polpette e le mostro nelle stories di Instagram mi chiedete la ricetta e in effetti devo ammettere che le mie polpette sono veramente buone. Semplici e buone!

L’impasto delle polpette

È davvero difficile stabilire la ricetta dell’impasto perfetto, ma io provo a dire la mia.
Per 500 g di buon macinato misto (manzo e vitello macinati per due volte) io aggiungo 1 uovo, 2 cucchiai di parmigiano grattugiato, del prezzemolo tritato al coltello, sale e pepe.
Aggiungo poi pian piano o il pangrattato oppure un trito di mollica di mollica di pane, prezzemolo e aglio (quest’ultimo facoltativo) fino a raggiungere una consistenza adatta ad essere lavorata. Se utilizzo la mollica prediligo il pane raffermo o il pancarrè.
Per capire se l’impasto è pronto provate a plasmare delle polpette con le mani leggermente bagnate.
Se è troppo morbido e si attacca aggiungete poco pangrattato.
L’importante è aggiungerlo poco per volta altrimenti se esagerate otterrete delle bombe a mano più che delle tenere polpettine.

Le mie preferite: polpette con le cipolle

A me piace cuocere le polpette con tanta cipolla, ma molto spesso le faccio anche al sugo.
Nel primo caso stufo una cipolla (o anche due) tagliata sottilmente con una mandolina. La lascio cuocere con l’olio a fuoco basso in una padella antiaderente finché non diventa morbida e poi alzo il fuoco e aggiungo le polpette.
Le rosolo da tutte le parti e poi sfumo con il vino bianco o la birra.
Quando l’alcool sarà un po’ evaporato abbasso la fiamma e copro con un coperchio.
Le giro di tanto in tanto controllando che non brucino e se necessario sfumo con altro vino o con acqua calda.
Alla fine aggiungo il sale e cuoio per pochi minuti ancora.

Le mie mitiche polpette con la cipolla

La variante “alla genovese”

La chiamo così perchè sembra un po’ il condimento della carne alla genovese.
In pratica in questa ricetta soffriggo una cipolla grande e una carota tritate insieme. 
Devono cuocere lentamente e solo quando saranno diventate quasi una crema aggiungo le polpette e le rosolo.
Il sughetto di queste polpette è la fine del mondo. ve lo giuro!

Le polpette della nonna: con il sugo

Quando faccio le polpette al sugo utilizzo un sugo di quelli buoni buoni preparati in estate con i pomodori freschi e il basilico.
Ovviamente se non lo avete a disposizione utilizzate una buona passata o dei pezzettoni.
Io rosolo le polpette con poca cipolla in questo caso e sfumo con il vino bianco.
Lascio evaporare l’alcool e poi aggiungo abbondante sugo o passata e a fuoco basso lascio cuocere le polpette coperte con un coperchio finché il sugo non si sarà un po’ ritirato e le polpette saranno ben cotte, quindi circa 15-20 minuti.
È importante che il pomodoro sia abbastanza da coprire le polpette che devono assorbire il condimento per diventare belle saporite.
Preparate tantissime fette di pane abbrustolito per la scarpetta. Qui ci vuole!

Io maniaca delle polpette

Vorrei dire Regina delle polpette, ma resto EGOMINUTA!
In generale, come avrete capito se mi seguite su Instagram (mi trovate come Cookthelook), io “polpetto” un po’ tutto, non solo la carne.
Se ho dei legumi cotti li trito con la cipolla e una patata bollita e poi a questo composto aggiungo delle spezie o erbe aromatiche e pian piano del pangrattato fino ad ottenere una consistenza perfetta da lavorare.
Stessa cosa vale per le verdure. Se avanzano dei peperoni, dei cavolfiori, delle bietole, spinaci o zucchine io li mescolo con la ricotta, il parmigiano, un uovo e il pangrattato e poi faccio delle piccole polpettone da panare e friggere o da cuocere in forno.
E per far mangiare il pesce a mio figlio cosa mi invento?
Polpette anche in quel caso: tonno e ricotta semplicissime, oppure merluzzo o salmone scottati in acqua bollente e poi mescolati e tritati con uovo, pangrattato e prezzemolo e magari dei legumi.

Cosa non deve mancare nella polpetta perfetta?

Molto semplice, il pane. Può essere pangrattato, mollica tritata o mollica ammorbidita nel latte o nell’acqua e ben strizzata. Il pane è l’ingrediente fondamentale perchè compatta il tutto.
E poi ovviamente le uova che amalgamano e tengono insieme gli ingredienti anche in cottura. Ne siete vegani o vegetariani utilizzate le patate bollite o le lenticchie.
Poi perchè le polpette siano ancora più buone dovete utilizzare un po’ di profumi.
Il prezzemolo sempre e comunque, ma perchè no anche il basilico che a me piace molto nell’impasto o la maggiorana, il timo o la salvia o un mix di tutto.
Le spezie invece io le aggiungo poco perchè nelle polpette di carne non mi piacciono molto. Con legumi e verdure però curry e paprika stanno molto bene.

“Eh ma a me restano crude dentro. Perche?”

Volete sapere qual è il segreto della cottura perfetta?
Ebbene, non c’è!
Mi spiace dirvelo, ma la cottura dipende solo da voi. Più che dirvi di cuocere a fuoco vivace solo durante la rosolatura e a fuoco basso per tutto il resto del tempo, altro non so.
Ma, c’è un MA, posso consigliarvi di fare polpette piccole, grandi poco più di una noce, in modo da cuocerle perfettamente all’interno in meno tempo.
Poi cercate anche di farle tutte uguali, della stessa dimensione, perchè la cottura sia uniforme.
Come fare? Utilizzate un cucchiaio per misurare la dose o uno spallinatore da gelato.
Infine occhio alla padella, io uso sempre quelle antiaderenti perchè le polpette sono un po’ bastarde e si attaccano facilmente al fondo.

Black friday: cosa vorrei mettere nel carrello

Non ho mai preso in grande considerazione il Black Friday come anche i saldi perchè sono le classiche occasioni in cui l’ansia da prestazione mi assale e finisce che non porto a casa niente. Ma quest’anno ci provo, o meglio, voglio fare una lista di quello che vorrei accaparrarmi magari facendo anche un bell’affarone.
La condivido con voi perchè lo so che ogni spunto è utile in questi casi.

Grrrr. Lo stivaletto animalier
Chi mi segue su Instagram lo sa già: nel mio guardaroba mancano degli stivaletti maculati o, come dicono quelle che ne sanno, animalier.
Pensare che un tempo li avrei chiamati leopardati!
Sento di averne bisogno anche perchè se Rachel Zoe, la stylist delle dive, dice che sono il must have di questa stagione chi sono io per contraddirla?
Come li indosserò? Semplice, con un paio di jeans e un maglione a collo alto ampio e coccolo, con un look total black, con le righe sempre e comunque, con dei pantaloni culottes e anche con dei leggings ma solo con qualcosa sopra che copra degnamente il fondoschiena.
Dai, come dire di no ad un paio di adorabili stivaletti leopardati?
A tal proposito Zalando propone fino al 70 % di sconto su scarpe e accessori e Asos promette senti fino al 70%.

Asos

Zalando

Maglie a righe perchè non se ne hanno mai abbastanza
Scherziamo? Non possono mancare.
Ne ho già una quindicina? Perchè non fare numero tondo e arrivare a 20 allora mi dico?
Sappiate che Petit Bateau, il brand delle maglie a righe per antonomasia, fa il 30% di sconto su alcuni pezzi e le spedizioni sono gratuite con una spesa superiore a 79 euro.
Per il resto, sto per scrivere un post interamente dedicato alle maglie a righe.

Petit bateau

IO, Influencer di mutande
Ho messo ordine al mio cassetto dell’abbigliamento notte e dell’intimo.
Era un vero caos, con pezzi d’antiquariato vero…non vintage, vero e proprio antiquariato.
Non sono più purtroppo quella da slippino a vita bassa e toppettino.
Dicesi “toppettino” quella sorta di pezzo di sopra che sembra un reggiseno ma non è perchè non regge nulla. Copre, ma non regge. Un indumento simile ad un top da palestra per intenderci. Si perchè che me lo metto a fare un reggiseno con ferretti e cuscinetti se tanto sono piatta come una tavola?
Io oggi sento di aver bisogno di slip comodoni e canottiere di caldo cotone.
E i pigiami con gli orsetti e i cuoricini? No dai, diamoci un tono, e sì, anche sotto le lenzuola.
Il pigiama deve essere comodo e pratico, ma anche un pochino femminile.
Avete mai visto quelli di Oysho? Li adoro.
A tal proposito sappiate che Oysho farà il 30% di sconto su alcuni capi selezionati per il Black Friday.

I fondamentali nel Beauty 
Sempre perchè non ho più 20 anni, la mia pelle ha bisogno di creme specifiche per le prime rughe (Siii magari. Prime. Ahahahah!).
Il contorno labbra, il contorno occhi, la fronte, il collo, la zona T, che sta per ZONA TEMPO SCADUTO, bella mia ci dovevi pensare a 20 anni non a 40! Prima che la pelle del viso casi definitivamente a pezzi corriamo ai ripari.
A tal proposito sappiate che l’Estetista cinica ha il 30% su tutto e il 40% per chi è iscritto alla newsletter.
NYX ha il 20%.
Sephora lunedì propone il cyber monday con sconti del 25%.
Le offerte della settimana del black friday di Amazon per capelli, viso, copro e tecnologia applicata al beauty sono molte e alcune superano il 70% di sconto.
Io prenderò sicuramente la matita contorno labbra anti-sbavature di Diego Dalla Palma e il gloss Eight Hour di Elisabeth Arden perchè sì, sono un po’ fissata con le labbra.
La matita promette miracoli a chi come me ha le labbra sottili e quando mette un rossetto se lo ritrova infilato in tutte le micro rughe intorno alle labbra (maledette sigarette fumate a 20 anni!).
Eight Hout invece è una crema dalla innumerevoli proprietà. Super idratante, va bene per le labbra screpolate, ma non solo. Ha un solo difetto: puzza un po’!

Diego Dalla Palma

Eight Hour Elisabeth Arden

Infine la tecnologia
Ho paura a dirlo ma mi servirebbe un nuovo telefono perchè il mio non regge più a batteria e inizia a perdere un po’ i colpi.
Mediaworld propone il total blackfriday dal 22 novembre con sconti pazzeschi…spero anche sui cellulari!

 

 

Credits Foto di copertina e foto cellulare: Unsplash.com

Sfogliata di mele

Mi piace pensare che non troverete online questa ricetta se non qui perchè è una di quelle ricette della tradizione popolare che conoscono davvero poche persone.
Io per prima l’ho scoperta solo poco tempo fa pur trattandosi di un piatto della mia terra.
La sfogliata di mele è una torta tipica del periodo Natalizio che si prepara a Teramo, ma solo in alcuni paesi in collina e solo in poche famiglie che custodiscono gelosamente la ricetta e la tradizione.

Non dirò il nome del vero paese di provenienza perchè so che scatenerei l’inferno.
Ci sono due o tre posti (forse molti di più in realtà!) che ne rivendicano le origini, ma io, non sapendo, non mi pronuncio!

Ho avuto la fortuna di essere invitata a casa della Signore Lidia che da anni prepara questo dolce per la festa del paese, prima con la sua mamma e ora insieme alle sue figlie e ai nipoti.
Dirò che il paese in questione è Frondarola e che la festa del Santo Patrono si celebra proprio oggi, 9 novembre. Tradizione vuole che tutte le donne del paese preparino in questa occasione la sfogliata per offrirla durante i festeggiamenti.

In una mattinata io, la signora Lidia e la mia amica Silvia abbiamo sfornato ben 8 sfogliate e una è tornata a casa con me. Che gioia!
Ho pensato di non trascrivere la ricetta perchè forse questi piatti della tradizione che sono poco conosciuti andrebbero protetti, ma poi mi sono detta che se non conosciamo le tradizioni e non le trasmettiamo, che fine faranno?

La ricetta della sfogliata di mele

Le dosi di questa ricetta sono per circa 8-10 sfogliate da 25-30 cm circa perchè trattandosi di una ricetta complessa è meglio impegnarsi una volta per tutte e farla per tante persone.
Potete prepararla a Natale per regalarla a parenti e amici e potete anche surgelarla da cruda.
Il consiglio è di farvi aiutare da qualcuno perchè per stendere bene la sfoglia bisogna essere in due.

La sfoglia
Preparare l’impasto per la sfoglia è molto facile.
Basta lavorare 4 kg di farina con 12 bicchieri (di carta) di vino bianco e 6 di olio di arachidi.
È importante lasciar riposare tutto in frigorifero per una notte ben avvolto nella pellicola.

Il ripieno
Anche questo va preparato con un po’ di anticipo perchè deve prendere sapore da tutti gli ingredienti.
Per prima cosa sbucciate 10 kg di mele golden e tagliatele a pezzetti non troppo piccoli.
Cuocetele con il succo di due limoni e zucchero a piacere (circa 8 cucchiai). Il ripieno si fa un po’ ad occhio e in base ai propri gusti.
Una volta cotte le mele lasciatele raffreddare. Il risultato è più una crema che non è una vera e propria marmellata e i pezzettoni devono sentirsi abbastanza.
Aggiungete al ripieno abbondante cannella in polvere, qualche cucchiaio di cacao amaro, il cioccolato fondente tritato al coltello (circa 400 gr), il rum, le mandorle tostate e tritate grossolanamente, lo zucchero (circa 6 cucchiai) e la scorza di limone.
Dosate tutti i profumi e i sapori assaggiando di volta in volta per capire cosa manca e cosa volete aggiungere.
Non esagerate con il cacao e il cioccolato e occhio allo zucchero, aggiungetelo poco alla volta.

Come assemblare la sfogliata di mele
Per prima cosa tirate la sfoglia.
In ogni sfogliata ci sono 7 sfoglie.
Prima quattro strati, poi il ripieno e poi altri tre strati.
Utilizzate una macchina elettrica per la pasta perchè con il mattarello impiegherete molto tempo e le sfoglie sono tante.
L’impasto deve essere lavorato per bene affinché diventi elastico quindi passatelo nella macchina della pasta più e più volte.
Una volta ottenute delle sfoglie non troppo sottili allargatela delicatamente per assottigliarle al massimo, una alla volta, strato dopo strato. Ci vogliono quattro mani per farlo bene, oppure fate sfoglie piccole per teglie piccole.
Adagiate la prima sfoglia bene aperta su una teglia rotonda e oliata e bagnatela con qualche goccino di olio.
Le estremità in eccesso vanno lasciate fuori dalla teglia fino alla fine della preparazione.
Proseguite con la seconda sfoglia, adagiatela sulla prima e ricoprite con altro olio e un mix di zucchero e cannella. Non troppo, giusto una spolverata.
Proseguite in questo modo per il terzo strato e sul quarto aggiungete qualche cucchiaiata di ripieno e spolverizzate con zucchero e cannella.
Continuate con altri due strati di sfoglia intervallati da zucchero e cannella e poi completate con un terzo e ultimo da lasciare senza nulla.
Rifilate bene i bordi e create una crosta ben chiusa in modo che il ripieno non fuoriesca in cottura.
In pratica pizzicate la circonferenza esterna spingendola verso il fondo della teglia.
Bucherellate la superficie e oliatela abbondantemente, bordi compresi.
Infornate in forno statico caldissimo a 250 gradi per circa 20 minuti.
Il forno a legna sarebbe meglio, ma chi ce l’ha?
Se la superficie dovesse scurirsi copritela con la stagnola e proseguite la cottura.

Selfiefood. Ci vediamo presto in tv!

Forse non lo sapete ancora.
Qui non l’ho mai scritto, magari perchè non ci credo nemmeno io finché non lo vedo…ma sì, condurrò la seconda edizione di Selfiefood su La7d dal 22 ottobre.

Cosa posso dirvi:

  • Selfiefood va in onda tutti i giorni, sette giorni su 7 quindi non mi perderete di sicuro
  • Parte il 22 ottobre e finisce a dicembre
  • Ci saranno 40 puntate e taaaaante ricette
  • La puntata del giorno va in onda alle 13.10, ma ci sono due repliche quotidiane, al mattino e in seconda serata
  • Troverete le puntate anche online sul sito di la7 e su YouTube
  • Sabato e domenica puntatone lunghe con recap della settimana, quindi ben 5 ricette per un menu completo
  • Ci saranno anche le puntate dedicate al Natale e io sarò vestita a festa!
  • Ci saranno degli ospiti speciali da casa
  • Le ricette sono tutte straordinarie e vi ringrazio per averle inviate. Io le rifarò a casa di sicuro!

Ci tengo tantissimo a ringraziare alcune persone che hanno creduto in me.
Grazie Riccardo, Nicole e Tarsia. Senza di loro non avrei potuto fare un passo.
Grazie a Giovanni che mi ha reso bella, a Ugo che mi ha illuminata d’immenso, a Paolo che mi ha diretta, a Simone che mi ha dato voce, a tutti gli operatori che hanno avuto taaaanta pazienza perchè non sto mai ferma, a Massimo per la puntualità, a Claire e Maria per i consigli e le dritte in cucina.

Grazie anche ad Arianna, Carolina, Alessia e Cristina che mi hanno coccolata con gioielli e abiti perfetti e su misura per me!

Che altro dire?
Bè, ci vediamo il 22 ottobre su La7d. 
Sono emozionata?
Se mi conoscete un po’ non chiedetemelo!

Ciambella al cacao

La ciambella al cacao è il dolce preferito di mio figlio …e anche il mio!

Non so perchè, ma a me le ciambelle danno allegria.
Sono belle da servire, belle da decorare e sono alte e soffici.
Mi piace glassarle, addobbarle per Natale e per le feste dei bambini e mi piace quando sono compatte e un po’ umide all’interno.
Se a colazione ho una ciambella da affettare sono certa che la giornata prenderà la piega giusta.

Ecco quindi la ricetta facilissima della mia ciambella al cacao.

Ricetta della Ciambella al cacao

INGREDIENTI della ciambella al cacao

2 bicchieri e mezzo di farina 00
1 bicchiere e mezzo di zucchero
4 uova
1 bicchiere di acqua
mezzo bicchiere di cacao amaro
1 bicchiere di olio di semi
estratto di vaniglia
1 bustina di lievito per dolci
gocce di cioccolato
zucchero a velo

In una ciotola sbattete con le fruste elettriche le uova con lo zucchero, l’olio, l’acqua e la vaniglia.
A parte mescolate farina, cacao amaro e lievito setacciandoli e poi aggiungeteli al resto mescolando sempre con le fruste.
Versate l’impasto in uno stampo da ciambella imburrato e infarinato e aggiungete sulla superficie delle gocce di cioccolato.
Cuocete a 180° per circa 35 minuti.
Spolverizzate con lo zucchero a velo.

Un consiglio: per non far precipitare le gocce sul fondo tenetele in congelatore per un paio di ore prima di utilizzate oppure infarinatele un  po’.

Pomodori ripieni di riso e tonno

I pomodori ripieni sono un must a casa mia in questa stagione perchè i cuori di bue non mancano mai…anzi avanzano sempre e quando diventano troppo maturi per l’insalata si utilizzano per il sugo o per questo piatto unico, perfetto per tutta a famiglia.

Ricordi d’infanzia

Da piccola odiavo i pomodori ripieni e non ne capivo il senso.
Il pomodoro cotto non mi piaceva affatto e non amavo nemmeno l’abbinamento con il riso.
Poi, come spesso capita nella vita, ho cambiato idea e ora a casa mia non è estate senza i pomodori ripieni.
Quindi, prima che la bella stagione finisca davvero dovete preparare questa ricetta. Credetemi!
Ah, tengo a precisare che io utilizzo i cuori di bue perchè spesso ne ho talmente tanti in casa che ho paura di farli andare a male, ma voi potete scegliere anche altre varietà di pomodoro purché siano maturi, rossi e succosi.

La ricetta dei pomodori ripieni

4 pomodori grandi e maturi
1 bicchiere di riso
1 scatola di tonno grande
prezzemolo e basilico
parmigiano grattugiato
Capperi (facoltativi)
sale, pepe e olio evo

Lavate molto bene i pomodori e tagliate la calotta.
Svuotateli all’interno con un cucchiaino mettendo da parte la polpa.
Lasciateli asciugare un po’ capovolgendoli e intanto preparate il ripieno.
Mescolate la polpa tagliata a pezzetti con il riso leggermente sbollentato (qualcuno lo mette crudo, ma secondo me 5 minuti di cottura servono!).
Aggiungete il tonno, una manciata di parmigiano e abbondante prezzemolo o basilico tritati al coltello. Salate e pepate e riempite i pomodori.
Conditeli con un filo di olio evo poi chiudeteli con le calotte.
Sistemateli su una pirofila da forno rivestita con carta forno e cuoceteli a 200° per un’ora circa.
I tempi di cottura dipendono dalla dimensione dei pomodori ovviamente.
Sono pronti quando appassiscono un po’, diventano leggermente scuri e il riso non è più duro sotto i denti.